Il salotto dell'autore

sito informativo di letteratura, filosofia e società, fondato nel 2008
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nato nel gennaio 2008, Il salotto dell'autore si propone di dare spazio alle molteplici voci del mondo letterario e filosofico, attuale e non. Oltre agli articoli di storia, di costume e d'interesse culturale, periodicamente saranno pubblicate le ultime novità dei giovani autori all'interno del panorama letterario italiano. Siamo dunque aperti a ricevere le  recensioni dei libri di autori esodienti: un'opportunità da non perdere per pubblicizzare le vostre opere.

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Capolavori della letteratura moderna (al femminile)


Reale e fantastico, tradizione e rivoluzione nello Scrigno di Ossian


Sono aperte  le iscrizioni ai corsi di canto lirico e moderno a Milano: maggiori informazioni sul sito www.carmendigiglio.com


Nel nostro Store: il libro di Karen Armstrong, Storia di Dio


Nemo Editrice e Il salotto dell'Autore bandiscono la prima Edizione del Premio Letterario Nemo 2008






In evidenza


Capolavori assoluti della letteratura moderna
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Forse che non meritano il titolo di "capolavoro assoluto" i romanzi di Virginia Woolf o quelli della Yourcenar? (Le Memorie di Adriano, per intenderci, e non solo…). La Yourcenar mi risulta fosse ancora perfettamente viva quando fu nominata Accademico di Francia entrando così a far parte dell'Académie Française. E i libri della Allende non sono capolavori della narrativa attuale?  E la Allende è ancora viva e vegeta. Quanto all'eccesso di parole, la prolissità non è esclusiva del genere femminile (forse è il contrario): nei romanzi fiume (saga e non-saga) il già nominato Thomas Mann docet… e non è affatto l'unico. Pensi invece ad Annie Proulx (Gente del Wyoming ripubblicato nel 2005 come I segreti di Brokeback Mountain ) Premio Pulitzer per la narrativa e premio Pen/Faulkner, la quale è riuscita a scrivere in forma di racconto breve un romanzo che qualunque  altro scrittore non sarebbe riuscito a ridurre sotto le 200 pagine: "Il suo testo - sessantaquattro pagine in tutto - si fa leggere d'un fiato e lascia senza fiato, come capita solo con i romanzi ad alta concentrazione: un bell'esempio di sintesi e concisione, da prendere a modello.

E sarò prolisso anch'io, ma mi piace citare qualche autrice di "grandi capolavori" e non solo: Nadine Gordimer (premio nobel per la letteratura); Gabriella Mistral (idem nel 1945) Sigrid Undset Premio Nobel 1928 e Gran Croce di Sant'Olav, per l'attività di scrittrice e per i meriti verso la patria. Senza dimenticare che l'italiana Grazia Deledda ebbe il Nobel nel 1926 (vivente), Nelly Sachs lo ricevette nel 1966, Pearl Buck, scrittrice statunitense, vinse il premio Nobel nel 1938, e la svedese Selma Lagerlof , autrice di vari capolavori,  fu laurea honoris causa nel 1907, premio Nobel nel 1909 e  prima donna accademica di Svezia, nel 1914…
Forse lei non le conosce, ma esistono. Probabilmente la pecca non è delle donne, ma dell'Italia che sembra essersi tagliata fuori dalla cultura internazionale…
E poi, chi lo decide se un libro è o non è un "capolavoro"? Ovviamente lei stessa. Non si lasci fuorviare dalle mode e dalla critica: pensi che dal 1400 al 1800 la divina commedia fu quasi ignorata, quando non disprezzata dai critici… Povero Dante che per qualche secolo ha dovuto accontentarsi di aver scritto solo "un buon libro"!... Questo dovrebbe far riflettere chiunque.

E non dimentichiamo che le donne entrano di diritto nelle storia letteraria solo recentemente (fino agli inizi del secolo xx i loro ingressi erano sporadici: il più delle volte avvenivano sotto vesti maschili): direi che, per avere meno di un secolo di vera storia della letteratura alle spalle, i loro risultati sono quantomeno giganteschi!

Tittyna, tiri un po' su la sua autostima… tramite una visione obiettiva della realtà. Yourcenar non si è accontentata, non si sono accontentate la Allende, né la Proulx, né la Lagerlof, ecc. ecc. E se cerca, non le sarà difficile trovare una sfilza di altri nomi… Cerchi di lavorare con sincerità e coraggio, e non si nasconda dietro le paure che si mascherano da pregiudizi.

Buon lavoro!

hanno ben poco, essendo più che altro letture da intrattenimento, come il rosa,una certa fantascienza e il noir di serie B, C e Z), riteniamo che questo articolo, seppure con tantissime omissioni, chiarisca la situazione una volta per tutte, svelando una realtà per alcuni evidentemente ancora ignota…

"… E non meritano forse il titolo di "capolavoro assoluto" i romanzi di Virginia Woolf o quelli della Yourcenar? (Le memorie di Adriano, per intenderci, e non solo…). La Yourcenar mi risulta fosse ancora perfettamente viva quando fu nominata Accademico di Francia entrando così a far parte dell'Académie Française. E i libri della Allende non sono capolavori della narrativa attuale?  E la Allende è ancora viva e vegeta. Quanto all'eccesso di parole, la prolissità non è esclusiva del genere femminile (forse è il contrario): nei romanzi fiume (saga e non-saga) il già nominato Thomas Mann docet… e non è l'unico. Pensiamo invece alla scrittrice Annie Proulx (Gente del Wyoming, ripubblicato nel 2005 come I segreti di Brokeback Mountain ) Premio Pulitzer per la narrativa e Premio Pen/Faulkner, la quale è riuscita a scrivere in forma di racconto breve un romanzo che qualunque  altro scrittore non riuscirebbe a ridurre al di sotto delle duecento pagine: "Il suo testo - sessantaquattro pagine in tutto - si fa leggere d'un fiato e lascia senza fiato, come capita solo con i romanzi ad alta concentrazione": un bell'esempio di sintesi e concisione, che ogni scrittore, femmina o maschio che sia, dovrebbe prendere a modello.
E sarò prolisso anch'io, ma mi piace citare qualche altra autrice di capolavori e non solo: Nadine Gordimer (Premio Nobel per la letteratura), Gabriella Mistral (idem nel 1945), Sigrid Undset, Premio Nobel 1928 e Gran Croce di Sant'Olav per l'attività di scrittrice e per i meriti verso la patria. Senza dimenticare che l'italiana Grazia Deledda ebbe il Nobel nel 1926 (vivente), Nelly Sachs lo ricevette nel 1966, Pearl Buck, scrittrice statunitense, lo vinse  nel 1938, e la svedese Selma Lagerlof, autrice di vari capolavori,  fu laurea honoris causa nel 1907, Premio Nobel nel 1909 e  prima donna accademica di Svezia nel 1914…
Forse non tutti in Italia le conoscono, ma esistono. Probabilmente la pecca non è delle donne, ma dell'Italia che, da un bel po' di tempo a questa parte, sembra essersi tagliata fuori dalla cultura internazionale (U.S.A. a parte)…
E poi, chi lo decide se un libro è o non è un "capolavoro"? Io credo, e ne sono certo, il lettore stesso. Non lasciamoci fuorviare dalle mode e dalla critica: pensiamo che per quattro secoli, dal 1400 al 1800, la Divina Commedia fu quasi ignorata, quando non disprezzata dai critici… Povero Dante, che per qualche secolo ha dovuto accontentarsi di aver scritto anche meno di "un buon libro"!... Questo dovrebbe far riflettere chiunque sul valore transeunte della critica.
E non dimentichiamo che le donne entrano di diritto nelle storia letteraria solo recentemente  (fino agli inizi del secolo XX i loro ingressi erano sporadici: il più delle volte avvenivano sotto vesti maschili), e non per mancanza di creatività ma per ragioni storiche che non starò qui a riesaminare: direi che, per avere poco meno o poco più di un secolo di vera storia della letteratura alle spalle, i loro risultati sono quantomeno giganteschi!
Guardiamo le cose in faccia, per una visione obiettiva della realtà. Yourcenar non si è accontentata di scrivere "buoni libri", non si sono accontentate la Allende, né la Proulx, né la Lagerlof, ecc. ecc. E se cerchiamo, non sarà difficile trovare una sfilza di altri nomi… Esorto dunque tutti gli scrittori, autori e  autrici, a lavorare con sincerità e coraggio, a non nascondersi dietro le paure che si mascherano da pregiudizi.

Buon lavoro!
B. G.

Siti correlati:

Donne italiane nella letteratura

Associazione Moderata Fonte

Scrittici italiane dell'800 e del '900

A celebration of women writers
Pubblichiamo un estratto dalla lettera di un nostro lettore, in risposta a chi ancora asserisce  che i generi letterari abbiano un sesso, a chi è ancora convinto (o vuole autoconvincersi) che le donne non abbiano prodotto finora capolavori letterari, ragion per cui il  capolavoro dovrebbe definirsi indiscutibilmente "maschio", e che pertanto ogni autrice dovrebbe accontentarsi di produrre letteratura di secondo livello o al massimo "buoni libri", posponendo a "dopo la proria morte" qualunqe tipo di riconoscimento! Premesso che esistono effettivamente alcuni generi definibili per sesso (ma che di letterario hanno ben poco, essendo più che altro letture da intrattenimento, come il rosa,una certa fantascienza e il noir di serie B, C e Z), riteniamo che questo articolo, seppure con tantissime omissioni, chiarisca la situazione una volta per tutte, svelando una realtà per alcuni evidentemente ancora ignota…

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Reale e fantastico, tradizione e rivoluzione nello Scrigno di Ossian
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La nostra recensione al romanzo di Carmen Margherita di Giglio "Lo scrigno di Ossian", volume primo della "Trilogia di Ossian" (Nemo Editrice)

Amore e mistero, eros e dramma, sono solo alcuni degli elementi che si intersecano  sul panorama storico segnato dalle violenze della Germania nazista, nel romanzo di esordio della Di Giglio. Ma non si tratta della "solita" Germania nazista: è questa una Germania  dal volto inedito, carica di fascino, fantastica e al tempo stesso reale, poiché reale-storico e reale-immaginario si mescolano incessantemente nel corso della narrazione.  Ma c'è dell'altro e molto di più.  Innanzi tutto, l'impianto stilistico, che prende le distanze dalla narrativa moderna per ripristinare moduli dimenticati, rivalutandoli e rinnovandoli: un romanzo quasi "ottocentesco", in cui si inseriscono improvvisi elementi destabilizzatori che perturbano e sconvolgono le strutture tradizionali. Del romanzo ottocentesco, inoltre, non ha le descrizioni chilometriche, ma corre veloce attraverso gli eventi. La scrittura si mantiene volutamente classica e musicale, e contribuisce perciò a generare quel senso di rarefazione, già presente nel poetico incipit, che è un preludio all'imprevisto. La mescolanza dei generi lo rende difficilmente definibile in termini di "genere": Lo scrigno di Ossian è un romanzo che tocca tutti i generi e allo stesso tempo va al di là di essi. Non solo saga, non solo romanzo a sfondo storico - dove la storia è colta nei suoi riflessi sui personaggi: è anche romanzo d'avventura e d'amore… Ma "quale" amore? Poiché siamo - come dimenticarlo? - in un momento storico in cui i ruoli sociali e sessuali sono più che mai rigidi e coercitivi, e ogni deviazione da essi può essere punita con la morte. Ed è proprio prendendo le mosse dalla potenza dell'eros (un eros rievocante il mistero e gli incubi dei dipinti di Füssli), che Lo scrigno di Ossian scardina le regole, rompe e rivoluziona gli stereotipi sessuali di genere, e in questo senso è presumibilmente solo il primo passo all'interno di una trilogia che, da quanto ci è parso di capire, prevede più ampi disegni.
Su questo sfondo si intrecciano le passioni dei diversi protagonisti: Andrea, bello e innocente, a contatto con il microcosmo di Werdenstein, perde la purezza e divide se stesso tra malvagità e redenzione… e se in questo iter può ricordare talora il Dorian di Wilde, egli è in realtà solo un tassello all'interno di una vicenda più complessa che non lo vede unico e indiscusso protagonista. Eguale, se non maggiore pregnanza spetta a Philipp von Rosenberg, il duca dalla figura tragica e misteriosa, che si rilancia il gioco del ruolo di "cattivo" contro il nipote Hans dalla bellezza angelica e dal cuore crudele: il prototipo, quest'ultimo, dell'ariano biondo bello e feroce, al quale sono riservati, tuttavia, aspetti inattesi e una dolorosa, lacerante vulnerabilità. Peso non secondario assumerà, nel corso degli eventi, anche l'ebreo Jacques Beaulieu, che con la sua personale filosofia, in cui si mescolano fede e ragione, si oppone al pessimismo irrazionale del duca per il quale non vi è redenzione e non vi è riscatto. Un romanzo, dunque, dalla centralità maschile, dove però "maschile" non fa rima con forza ed eroismo, ma con "verità": ed è perciò umanità e vulnerabilità. Nello Scrigno di Ossian, come in uno specchio, nulla è ciò che sembra essere, ma tutto è capovolto, poiché è solo capovolgendo ogni cosa che può essere percepito il vero volto del mondo.



La Di Giglio è nata a Napoli, ma ha svolto una carriera di soprano che l'ha portata a viaggiare in Italia e in Europa, dove ha raccolto ispirazione per le sue narrazioni di sapore mitteleuropeo in cui mescola accurate ricerche storiche e frammenti di vita dei suoi antenati a ricordi di vite precedenti.

Siti correlati:

Lo scrigno di Ossian

Carmen Margherita di Giglio - Official Web Site

Nemo Editrice
Della condizione della donna nel Buddismo
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Forse che non meritano il titolo di "capolavoro assoluto" i romanzi di Virginia Woolf o quelli della Yourcenar? (Le Memorie di Adriano, per intenderci, e non solo…). La Yourcenar mi risulta fosse ancora perfettamente viva quando fu nominata Accademico di Francia entrando così a far parte dell'Académie Française. E i libri della Allende non sono capolavori della narrativa attuale?  E la Allende è ancora viva e vegeta. Quanto all'eccesso di parole, la prolissità non è esclusiva del genere femminile (forse è il contrario): nei romanzi fiume (saga e non-saga) il già nominato Thomas Mann docet… e non è affatto l'unico. Pensi invece ad Annie Proulx (Gente del Wyoming ripubblicato nel 2005 come I segreti di Brokeback Mountain ) Premio Pulitzer per la narrativa e premio Pen/Faulkner, la quale è riuscita a scrivere in forma di racconto breve un romanzo che qualunque  altro scrittore non sarebbe riuscito a ridurre sotto le 200 pagine: "Il suo testo - sessantaquattro pagine in tutto - si fa leggere d'un fiato e lascia senza fiato, come capita solo con i romanzi ad alta concentrazione: un bell'esempio di sintesi e concisione, da prendere a modello.

E sarò prolisso anch'io, ma mi piace citare qualche autrice di "grandi capolavori" e non solo: Nadine Gordimer (premio nobel per la letteratura); Gabriella Mistral (idem nel 1945) Sigrid Undset Premio Nobel 1928 e Gran Croce di Sant'Olav, per l'attività di scrittrice e per i meriti verso la patria. Senza dimenticare che l'italiana Grazia Deledda ebbe il Nobel nel 1926 (vivente), Nelly Sachs lo ricevette nel 1966, Pearl Buck, scrittrice statunitense, vinse il premio Nobel nel 1938, e la svedese Selma Lagerlof , autrice di vari capolavori,  fu laurea honoris causa nel 1907, premio Nobel nel 1909 e  prima donna accademica di Svezia, nel 1914…
Forse lei non le conosce, ma esistono. Probabilmente la pecca non è delle donne, ma dell'Italia che sembra essersi tagliata fuori dalla cultura internazionale…
E poi, chi lo decide se un libro è o non è un "capolavoro"? Ovviamente lei stessa. Non si lasci fuorviare dalle mode e dalla critica: pensi che dal 1400 al 1800 la divina commedia fu quasi ignorata, quando non disprezzata dai critici… Povero Dante che per qualche secolo ha dovuto accontentarsi di aver scritto solo "un buon libro"!... Questo dovrebbe far riflettere chiunque.

E non dimentichiamo che le donne entrano di diritto nelle storia letteraria solo recentemente (fino agli inizi del secolo xx i loro ingressi erano sporadici: il più delle volte avvenivano sotto vesti maschili): direi che, per avere meno di un secolo di vera storia della letteratura alle spalle, i loro risultati sono quantomeno giganteschi!

Tittyna, tiri un po' su la sua autostima… tramite una visione obiettiva della realtà. Yourcenar non si è accontentata, non si sono accontentate la Allende, né la Proulx, né la Lagerlof, ecc. ecc. E se cerca, non le sarà difficile trovare una sfilza di altri nomi… Cerchi di lavorare con sincerità e coraggio, e non si nasconda dietro le paure che si mascherano da pregiudizi.

Buon lavoro!

movimento dal carattere filosofico e religioso nato nella seconda metà del VI secolo a.C. nella parte nord dell'India: il Buddismo.

Considerando il dolore parte dell'esistenza umana, il Buddismo predica il distacco dalla vita terrena come unico modo per superarne le sofferenze. L'esistenza umana, difatti, viene considerata un prodotto dell'ignoranza: quest'ultima, a sua volta, è causa delle passioni e dei desideri  che impediscono all'uomo di vedere l'irrealtà delle cose dell'universo e di interrompere il ciclo della trasmigrazione dell'anima che lo porta a un continuo rinascere. Solo con il raggiungimento del Nirvana è possibile interrompere il ciclo della reincarnazione; e solo seguendo la via segnata da quattro nobili sentieri è possibile pervenire alla perfetta beatitudine del Nirvana, lo stato dei Budda (i risvegliati).

Gli esseri, quindi, sono soggetti a vizi e desideri che devono essere annullati per permettere all'anima di raggiungere la perfezione; e, fra i desideri, quello dell'unione sessuale è una delle forme più evidenti in cui si manifesta la sete di vita. Per tale motivo esso rappresenta un ostacolo alla via della salvezza. Ma esiste differenza fra donna e uomo nel cammino verso il Nirvana, lungo il quale ogni essere è portato a resistere alle tentazioni terrene? Nel buddismo tradizionale, che fa riferimento ad alcuni discorsi tramandati dai seguaci di Siddhartha Gothama, si!

Qui, la predicazione del Budda riguardo alla donna è insita di una misoginia che porta la donna stessa ad essere considerata una delle tentazioni terrene a cui è più difficile rinunciare; si legge infatti in un suo discorso: "Io non conosco, o monaci, altra forma che sia così attraente, così eccitante,  così inebriante, così avvincente, così seducente, così contraria alla vita serena come proprio la forma della donna. A causa della forma della donna gli esseri sono avvinti, attratti ed arsi nel fuoco della brama e della passione e gemono a lungo sotto l'incendio della forma femminile. Io non conosco, o monaci, altra voce, altro odore, altro sapore, altro contatto che sia così attraente , così eccitante, così inebriante, così avvincente, così seducente, così contrario alla vita serena come proprio l'odore, il sapore, il contatto della donna. A causa della voce, dell'odore, del sapore, del contatto della donna gli esseri sono vinti, attratti e arsi nel fuoco della brama e della passione gemono a lungo sotto l'incanto del contatto femminile. Che la donna si muova o che stia, che sieda o giaccia, che rida o  parli, che canti o pianga, che sia vestita o nuda: persino come cadavere la donna avvince il cuore dell'uomo".

Secondo il pensiero dell'Illuminato, quindi, non è condannata la donna in quante tale, ma la donna come tentazione e fonte di piacere per l'uomo; il potere di seduzione femminile, per chi lo subisce, è considerato un impedimento al raggiungimento del Nirvana, un ostacolo maggiore al distacco dai piaceri della vita. Il suddetto potere non è un segno di impurità intrinseco alla donna.

A quale conclusione arriva Siddhartha Gothama, dunque? Alla considerazione che è impossibile per la donna il raggiungimento del Nirvana se essa prima non sopprime in se sé tutto ciò che è femminile, annullando così quel potere di seduzione che tanto limita il cammino dell'uomo verso la perfezione.
Quello che non è chiaro, però, è il motivo per cui la donna debba essere obbligata ad annullare la propria femminilità per permettere "all'uomo" di raggiungere più facilmente il Nirvana (leggi: per impedire all'uomo di cadere in tentazione), senza che le venga quantomeno riconosciuta una maggiore predisposizione al raggiungimento del Nirvana stesso rispetto all'uomo; conseguenza logica in virtù del fatto che essa non ha la medesima difficile tentazione a cui resistere, ovvero il potere seducente dell'uomo (tralascio la possibilità per una donna di subire il potere seducente di un'altra donna per evitare complicazioni).

Siddhartha Gothama non si è preoccupato minimamente della possibilità che la donna possa avere qualche difficoltà a resistere alla tentazione di un bel corpo maschile, tanto quanto un uomo di fronte alle fattezze di un corpo femminile. Ammesso (e non concesso) che la donna non provi gli stessi desideri e le stesse passioni nel vedere un uomo sorridere o nel vedere il suo cadavere, e che non abbia anche lei da rivendicare qualcosa circa la possibilità che l'uomo rappresenti un difficile ostacolo da superare per arrivare alla perfezione, per quale ragione il Budda non riconosce l'evidente maggiore predisposizione della donna a staccarsi dai piaceri sessuali terreni? Non avrebbe forse la donna una più forte capacità di resistere alla tentazione "sesso", dato che l'uomo sarebbe meno sensuale?

Sembra che solo dopo molte controverse discussioni il Budda abbia acconsentito ad ammettere donne fra i propri discepoli, consentendo loro la vita monastica sotto la sorveglianza dei monaci della comunità maschile, costrette però ad annullare in sé ciò che le rende femminili.
Sono del parere che la tensione sessuale sia (e debba giustamente essere considerata tale!) pari per la donna  e per l'uomo (e differente a seconda degli individui a prescindere dal sesso di appartenenza), ma anche riconoscendo a Siddhartha Gothama il potente potere sensuale della donna, non si riesce a capire perché non sia la donna ad essere considerata privilegiata per il raggiungimento del Nirvana; una tentazione in meno non dovrebbe rendere il cammino più semplice?

Un puro gioco retorico, se non fosse che teorie del genere portano da sempre ad una pratica discriminatoria nei confronti delle donne anche in altri campi.
Bisogna riconoscere che il Buddismo moderno prevede per le donne una maggiore apertura, tanto che lo stesso Dalai Lama sostiene oggi la necessità che le monache buddiste abbiano finalmente pari diritti rispetto ai loro omologhi maschi; sarebbe utile, però, porre l'attenzione al possibile piccolo errore di calcolo commesso inizialmente dal Buddismo classico, che ha portato ad una discriminazione nei confronti delle donne; chissà che la maggiore apertura alle donne non si trasformi in reale e giusta parità fra i sessi, almeno nel Buddismo.

Elisabetta Megna
Bibliografia

Le religioni degli altri: Il Buddismo, il Confucianesimo, supplemento al n. 12 di Oggi del 25 marzo 1987

Siti correlati:

http://it.wikipedia.org/wiki/Buddismo
http://www.vedanta.it/filosofie/buddismo/buddismo01.htm
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/21/lama_belle_donne.shtml
http://www.letteraturaalfemminile.it/
http://www.societadellestoriche.it



Della condizione della donna se ne parla e se ne discute da sempre in tutti i contesti possibili e immaginabili: religione, filosofia, politica, etica, storia… Fra questi ambiti quello della religione è senza dubbio il più prolifico e interessante; ogni religione si occupa di definire il ruolo e la condizione di quella parte del genere umano che troppo spesso è stata considerata (e in alcune culture lo è tuttora) inferiore a quella maschile.
In particolare vorrei porre l'attenzione alla considerazione che ha della donna quel movimento dal carattere filosofico e religioso nato nella seconda metà del VI secolo nella parte nord dell'India: il Buddismo.

Il premio Letterario Nemo per inediti e il "Progetto Esordienti" di Nemo Editrice
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Nemo Editrice (Nuove edizioni Milano Ovest) è una giovane realtà editoriale che nasce da un progetto di Carmen M. Di Giglio con l'intento di offrire un'opportunità agli Autori esordienti, privilegiando quei talenti che sappiano guardare alla tradizione e allo stesso tempo proporre contenuti innovativi.

SA. Desideriamo chiedere a Carmen M. Di Giglio quali sono stati i programmi realizzati da Nemo Editrice nello scorso 2007 e quali sono i progetti per il 2008.
CMD. Nel 2007 abbiamo dato ampio spazio agli aspetti tecnici e organizzativi della Casa Editrice, quali l'assetto della struttura operativa della Nemo, la progettazione  e messa in opera dei siti web, l'apertura dell'ufficio marketing e la presentazione della nostra prima pubblicazione, il romanzo Lo scrigno di Ossian (primo volume della Trilogia di Ossian n.d.r.). Per il 2008, oltre a pubblicare il secondo volume della Trilogia, prevediamo l'elaborazione del nostro Catalogo Editoriale, che includerà opere di narrativa, saggistica e poesia. Frattanto prosegue il progetto di selezione e identificazione degli Autori che vi faranno parte, con la conseguente pubblicazione delle loro Opere. Ci attendiamo in merito un contributo essenziale dal Premio Letterario Nemo 2008 per inediti, lanciato di recente proprio con lo scopo di dar voce a nuovi talenti meritevoli di attenzione.

SA. Quali sono le norme di selezione all'interno del Premio Letterario Nemo?
CMD. Il Premio Nemo si muove su una base selettiva molto ampia, rivolgendosi ai diversi generi letterari, con l'obiettivo di stimolare gli Autori a una molteplicità di idee e progetti senza limitazione per la loro creatività, ciò che riteniamo non possa che influire positivamente sull'elaborazione del nostro catalogo in un fase in cui molti elementi sono ancora da definire.

SA. In base a quale criteri sceglierete i nuovi Autori?
CMD. Una casa editrice, grande o piccola che sia, deve proporre alle librerie e al pubblico opere di qualità. È in base a  questo criterio che selezioneremo gli Autori da pubblicare.

SA. Vi sono limiti di lunghezza delle opere da presentare?
CMD. I limiti di lunghezza massima delle opere sono indicati nel bando. Abbiamo riservato tuttavia agli Autori un certo margine di elasticità, in quanto il nostro obiettivo principale è quello di privilegiare soprattutto la qualità delle Opere.

SA. Quali sono i premi?
CMD. I premi consistono nella pubblicazione, da parte di Nemo Editrice, dell'Opera vincitrice per ciascuna sezione, con regolare contratto e pagamento dei diritti d'Autore. Una Giuria di esperti selezionerà i finalisti, tra i quali sarà scelto il vincitore per ogni categoria.

SA. Come mai avete scelto come premio la pubblicazione dell'Opera piuttosto che l'assegnazione di un trofeo o di un premio in denaro?
CMD. Desideriamo offrire all'Autore uno sbocco editoriale concreto, come la pubblicazione dell'Opera con pagamento regolare delle royalties. I nostri Autori saranno premiati anche con un riconoscimento ufficiale del merito personale, ma, da persona pratica a cui piace tradurre in risultati concreti i propri ideali, credo che la pubblicazione, per un Autore serio e professionale, sia ben più gratificante di una coppa o di una medaglia.

SA. Che caratteristiche avranno i vostri libri?
CMD. I libri da noi pubblicati avranno tutti un codice ISBN. Nemo Editrice saggerà  il mercato prima con la stampa digitale (basse tirature) per poi procedere alla riedizione delle Opere con la stampa tradizionale qualora la riposta del mercato risultasse appropriata. Dal punto di vista dei contenuti il nostro obiettivo è quello di trasmettere un messaggio positivo, di speranza, di crescita e di consapevolezza. Non ci interessa la violenza gratuita (e sottolineo "gratuita") che ha avuto tanta parte nella nostra cultura attuale, letteraria e non, influenzando di conseguenza i comportamenti sociali. Può darsi che questa nostra scelta sia considerata impopolare da qualcuno, ma a noi interessa il cambiamento, non il mantenimento dello stats-quo, quando quest'ultimo non favorisce il benessere e la crescita di una società.

SA. Qual è la vostra posizione rispetto all'editoria a pagamento?
CMD. Ritengo che questo fenomeno sia già stato ampiamente analizzato: basti guardare ai numerosi siti Internet in cui se ne parla. Semplicemente, la Nemo Editrice non richiede agli Autori partecipazioni finanziarie per la valutazione, l'eventuale editing e la pubblicazione delle loro Opere.

SA. In che modo organizzerete la diffusione e la sponsorizzazione delle Opere vincitrici?
CMD. Le Opere saranno distribuite nelle biblioteche a livello nazionale, presso le librerie che lo richiederanno e presso le maggiori rivendite letterarie on-line, attraverso l'utilizzo di vetrine book-shop e dei nostri siti web. In caso di risposta positiva del mercato, provvederemo al lancio pubblicitario anche tramite stampa di locandine, flyers e opuscoli promozionali.

SA. Qual è in questo momento la vostra struttura operativa?
CMD. In questo stadio organizzativo il nostro ufficio marketing, gestito dalla dott.sa Elisabetta Megna, si sta occupando degli aspetti relativi alla distribuzione. Per la realizzazione dei nostri progetti grafici ci avvaliamo del supporto di Saraceno Project Communication, l'ufficio grafico-pubblicitario della dott.sa Elisa Saraceno, che opera all'interno di Nemo Editrice; mentre, per quanto riguarda la selezione degli Autori e il lavoro di editing, un importante contributo ci viene dato dalla dott.sa Stefania Dessolis, nostra capo-redattrice.

SA. Qual è il risultato che finora vi ha gratificato di più?
CMD. Sicuramente siamo grati per il prezioso supporto ricevuto dall'Assessorato alla Cultura di Lainate - Milano, nella persona dell'Assessore Celesta Spotti, e dal Consorzio Bibliotecario Nord Ovest di Milano, in particolare dalla Biblioteca di Lainate, che ha ospitato a novembre, nella prestigiosa cornice di villa Borromeo Visconti Litta, la presentazione della nostra prima pubblicazione, il romanzo Lo scrigno di Ossian, con grande soddisfazione per il successo riscontrato, la partecipazione della stampa, l'incremento delle vendite e il copioso afflusso di pubblico. E per un romanzo d'esordio all'interno di una casa editrice esordiente si tratta di un risultato notevole e di un'importante affermazione di cui noi tutti della Nemo siamo grati e orgogliosi.

Siti correlati:

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Lo scrigno di Ossian

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