hanno ben poco, essendo più che altro letture da intrattenimento, come il rosa,una certa fantascienza e il noir di serie B, C e Z), riteniamo che questo articolo, seppure con tantissime omissioni, chiarisca la situazione una volta per tutte, svelando una realtà per alcuni evidentemente ancora ignota…
"… E non meritano forse il titolo di "capolavoro assoluto" i romanzi di Virginia Woolf o quelli della Yourcenar? (Le memorie di Adriano, per intenderci, e non solo…). La Yourcenar mi risulta fosse ancora perfettamente viva quando fu nominata Accademico di Francia entrando così a far parte dell'Académie Française. E i libri della Allende non sono capolavori della narrativa attuale? E la Allende è ancora viva e vegeta. Quanto all'eccesso di parole, la prolissità non è esclusiva del genere femminile (forse è il contrario): nei romanzi fiume (saga e non-saga) il già nominato Thomas Mann docet… e non è l'unico. Pensiamo invece alla scrittrice Annie Proulx (Gente del Wyoming, ripubblicato nel 2005 come I segreti di Brokeback Mountain ) Premio Pulitzer per la narrativa e Premio Pen/Faulkner, la quale è riuscita a scrivere in forma di racconto breve un romanzo che qualunque altro scrittore non riuscirebbe a ridurre al di sotto delle duecento pagine: "Il suo testo - sessantaquattro pagine in tutto - si fa leggere d'un fiato e lascia senza fiato, come capita solo con i romanzi ad alta concentrazione": un bell'esempio di sintesi e concisione, che ogni scrittore, femmina o maschio che sia, dovrebbe prendere a modello.
E sarò prolisso anch'io, ma mi piace citare qualche altra autrice di capolavori e non solo: Nadine Gordimer (Premio Nobel per la letteratura), Gabriella Mistral (idem nel 1945), Sigrid Undset, Premio Nobel 1928 e Gran Croce di Sant'Olav per l'attività di scrittrice e per i meriti verso la patria. Senza dimenticare che l'italiana Grazia Deledda ebbe il Nobel nel 1926 (vivente), Nelly Sachs lo ricevette nel 1966, Pearl Buck, scrittrice statunitense, lo vinse nel 1938, e la svedese Selma Lagerlof, autrice di vari capolavori, fu laurea honoris causa nel 1907, Premio Nobel nel 1909 e prima donna accademica di Svezia nel 1914…
Forse non tutti in Italia le conoscono, ma esistono. Probabilmente la pecca non è delle donne, ma dell'Italia che, da un bel po' di tempo a questa parte, sembra essersi tagliata fuori dalla cultura internazionale (U.S.A. a parte)…
E poi, chi lo decide se un libro è o non è un "capolavoro"? Io credo, e ne sono certo, il lettore stesso. Non lasciamoci fuorviare dalle mode e dalla critica: pensiamo che per quattro secoli, dal 1400 al 1800, la Divina Commedia fu quasi ignorata, quando non disprezzata dai critici… Povero Dante, che per qualche secolo ha dovuto accontentarsi di aver scritto anche meno di "un buon libro"!... Questo dovrebbe far riflettere chiunque sul valore transeunte della critica.
E non dimentichiamo che le donne entrano di diritto nelle storia letteraria solo recentemente (fino agli inizi del secolo XX i loro ingressi erano sporadici: il più delle volte avvenivano sotto vesti maschili), e non per mancanza di creatività ma per ragioni storiche che non starò qui a riesaminare: direi che, per avere poco meno o poco più di un secolo di vera storia della letteratura alle spalle, i loro risultati sono quantomeno giganteschi!
Guardiamo le cose in faccia, per una visione obiettiva della realtà. Yourcenar non si è accontentata di scrivere "buoni libri", non si sono accontentate la Allende, né la Proulx, né la Lagerlof, ecc. ecc. E se cerchiamo, non sarà difficile trovare una sfilza di altri nomi… Esorto dunque tutti gli scrittori, autori e autrici, a lavorare con sincerità e coraggio, a non nascondersi dietro le paure che si mascherano da pregiudizi.
Buon lavoro!
B. G.
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