Reale e fantastico, tradizione e rivoluzione nello Scrigno di Ossian
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La nostra recensione al romanzo di Carmen Margherita di Giglio "Lo scrigno di Ossian", volume primo della "Trilogia di Ossian" (Nemo Editrice)
Amore e mistero, eros e dramma, sono solo alcuni degli elementi che si intersecano sul panorama storico segnato dalle violenze della Germania nazista, nel romanzo di esordio della Di Giglio. Ma non si tratta della "solita" Germania nazista: è questa una Germania dal volto inedito, carica di fascino, fantastica e al tempo stesso reale, poiché reale-storico e reale-immaginario si mescolano incessantemente nel corso della narrazione. Ma c'è dell'altro e molto di più. Innanzi tutto, l'impianto stilistico, che prende le distanze dalla narrativa moderna per ripristinare moduli dimenticati, rivalutandoli e rinnovandoli: un romanzo quasi "ottocentesco", in cui si inseriscono improvvisi elementi destabilizzatori che perturbano e sconvolgono le strutture tradizionali. Del romanzo ottocentesco, inoltre, non ha le descrizioni chilometriche, ma corre veloce attraverso gli eventi. La scrittura si mantiene volutamente classica e musicale, e contribuisce perciò a generare quel senso di rarefazione, già presente nel poetico incipit, che è un preludio all'imprevisto. La mescolanza dei generi lo rende difficilmente definibile in termini di "genere": Lo scrigno di Ossian è un romanzo che tocca tutti i generi e allo stesso tempo va al di là di essi. Non solo saga, non solo romanzo a sfondo storico - dove la storia è colta nei suoi riflessi sui personaggi: è anche romanzo d'avventura e d'amore… Ma "quale" amore? Poiché siamo - come dimenticarlo? - in un momento storico in cui i ruoli sociali e sessuali sono più che mai rigidi e coercitivi, e ogni deviazione da essi può essere punita con la morte. Ed è proprio prendendo le mosse dalla potenza dell'eros (un eros rievocante il mistero e gli incubi dei dipinti di Füssli), che Lo scrigno di Ossian scardina le regole, rompe e rivoluziona gli stereotipi sessuali di genere, e in questo senso è presumibilmente solo il primo passo all'interno di una trilogia che, da quanto ci è parso di capire, prevede più ampi disegni.
Su questo sfondo si intrecciano le passioni dei diversi protagonisti: Andrea, bello e innocente, a contatto con il microcosmo di Werdenstein, perde la purezza e divide se stesso tra malvagità e redenzione… e se in questo iter può ricordare talora il Dorian di Wilde, egli è in realtà solo un tassello all'interno di una vicenda più complessa che non lo vede unico e indiscusso protagonista. Eguale, se non maggiore pregnanza spetta a Philipp von Rosenberg, il duca dalla figura tragica e misteriosa, che si rilancia il gioco del ruolo di "cattivo" contro il nipote Hans dalla bellezza angelica e dal cuore crudele: il prototipo, quest'ultimo, dell'ariano biondo bello e feroce, al quale sono riservati, tuttavia, aspetti inattesi e una dolorosa, lacerante vulnerabilità. Peso non secondario assumerà, nel corso degli eventi, anche l'ebreo Jacques Beaulieu, che con la sua personale filosofia, in cui si mescolano fede e ragione, si oppone al pessimismo irrazionale del duca per il quale non vi è redenzione e non vi è riscatto. Un romanzo, dunque, dalla centralità maschile, dove però "maschile" non fa rima con forza ed eroismo, ma con "verità": ed è perciò umanità e vulnerabilità. Nello Scrigno di Ossian, come in uno specchio, nulla è ciò che sembra essere, ma tutto è capovolto, poiché è solo capovolgendo ogni cosa che può essere percepito il vero volto del mondo.
La Di Giglio è nata a Napoli, ma ha svolto una carriera di soprano che l'ha portata a viaggiare in Italia e in Europa, dove ha raccolto ispirazione per le sue narrazioni di sapore mitteleuropeo in cui mescola accurate ricerche storiche, frammenti di vita dei suoi antenati e ricordi di vite precedenti.
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